Degustazione | Enotop – Brembate di Sopra | 11/02/16

Oltrepo Pavese Chardonannay Camarà 2014 – Tenuta Mazzolino

Chardonnay che pur dirompente di frutta esotica (banana, kiwi gold, ananas, quella che assaggiamo da via aerea) di pesca e fiori bianchi rivela nel finale e lasciato nel bicchiere dopo diversi minuti la vena minerale e lo stile ammiccante alla Borgogna. In bocca prevale la freschezza sintomo di gioventù, da riassaggiare dopo qualche anno.

Salento Negroamaro Rosarò 2014 – Feudi di Guagnano

E’ stata un’annata piovosa e con temperature sotto la media…si vede nel colore di tonalità più chiara e soprattutto al naso dove i frutti rossi, il pompelmo rosa, gli agrumi lasciano spazio a nuance più sottili come miele di corbezzolo, eucalipto, note salmastre. In bocca è decisamente meno caldo del solito (poi vediamo che grada 12.5 contro i 13-13.5% delle annate “normali”, tuttavia mantiene la sua nota di vino rosso, quasi si sente il tannino e la PAI ci parla del vitigno, il Negroamaro e della sua note balsamica mentolata, più evidente nelle versioni rosse del vitigno e che qua ritroviamo come contraltare del fruttato.

Chianti Classico 2010 – Podere Torcilacqua

L’amico Fabio ci fa uno scherzo servendo un vino evoluto, frutto di un annata particolare. Il colore rubino con tendenza granata lascia belle tracce sul bicchiere, oltre al normale fondo che trovo nel mio. Al naso sono evidenti la note floreali di viola, di corteccia di humus, che sovrastano i frutti rossi, un tenue ricordo macerato. Si uniscono sensazioni “carnose”, di bacche e di vegetale secco. In bocca è morbido, sapido, i frutti rosso tornano elegantemente in PAI a prendersi la loro “rivincita”. Territoriale, maturo

Nekay 2010 – Damijan Podversic

Un nome, una provocazione, un viaggio? Vediamo…la vista ci racconta di un vino insolito, a causa dell’intrigante colore ambrato e leggera torbidezza. Al naso si presenta quasi sfuggente, bisogna andare a cercare le prime note di infuso, camomilla, the alla pesca, emergono poi frutti canditi e con l’andar del tempo tostature lievi di cioccolato bianco, poi ancora burro confetto, mandorla, pasticceria…dove stiamo andando? E’ un vino dolce? No, è secco, certamente caldo, anche un poco tannico (?) e tanto sapido. Ma è la PAI a investirci letteralmente coi ricordi evidenti di panettone, come una summa delle sensazioni burrose, di candito e di mandorla sentite prima. La persistenza è lunghissima e rimane dopo decine di secondi la mandorla. Il dado è tratto: il viaggio, iniziato deviandoci dal vitigno con la vinificazione in rosso in tini di legno, l’affinamento di 3 anni, si conclude riportandoci all’origine di costui e della sua tipica nota…un rispetto assoluto a dispetto dell’apparente lavorazione fuori dagli schemi. Memorabile!

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *